![]() |
||
|
|
||
| "La prima volta che ho preso in
mano una pistola avevo 7 anni, fu anche la prima volta che ho sparato.
Ricordo che il grilletto mi era sembrato incredibilmente leggero... fui
contento, perchè quell'essere spregevole che diceva di essere mio
genitore con un colpo solo aveva smesso per sempre di tormentarmi; era
stato davvero facile, e a quel punto divenni libero..." |
||
|
|
La puntata si apre con un flash-back in cui rivediamo attimi dell'infanzia del reverendo, il momento in cui per la prima volta imbraccia un arma. Immediatamente dopo l'uccisione del suo genitore il piccolo Wolfwood è al cospetto di una persona all'apparenza "importante" accompagnata da colui che sarà il mentore del reverendo, il Gung Ho Gun Chapel "The Evergreen". Tornati al tempo attuale, Vash è in piedi, immobile davanti alla scritta di sangue che riporta il nome del fratello, sconcertato per quale crudeltà Knives possa raggiungere, ma soprattutto sbigottito per il corso degli eventi che fino a questo momento ha vissuto, troppe morti, troppe sofferenze si sono susseguite rapidamente negli ultimi tempi. Wolfwood è intento a riparare la sua moto quando una strana sensazone lo pervade; è il sopraggiungere di Chapel, la persona che per lungo tempo gli ha fatto da maestro e che è al servizio di Knives, venutogli a comunicare il cambiamento dei suoi ordini: Vash deve morire per la sua stessa mano. Terminata la discussione con Chapel il reverendo raggiungendo il suo alloggio incrocia Vash, ancora fermo dinnanzi alla scritta, pensieroso, preoccupato, quasi spaesato. I due non si parlano neanche. Nell'appartamento, mentre Milly, arrivata con dei sandwich prepara il
caffè il reverendo è seduto di fronte ad un posacenere traboccante
mozziconi di sigaretta spenti. Passata la notte quasi in bianco, Vash, alle prime luci dell'alba esce
per allontanarsi dalla cittadina e proseguire per il suo viaggio da solo,
con sua sopresa però trova Nicholas ad aspettarlo il quale sfida
ad un duello all'ultimo sangue. Si susseguono frenetiche scene di combattimento ma, mentre Vash non trova grosse difficoltà ad individuare e fermare Cain (il quale però, una volta sconfitto si uccide) Nicholas è ben più impegnato dal suo vecchio maestro. Il combattimento va avanti a colpi di mitra e missili fino a quando Nicholas, in uno scontro faccia a faccia non riesce ad avere la meglio sul suo maestro. Ora è lì, nella stessa situazione in cui si è trovato mille altre volte, davanti ad un individuo che rappresenta un enorme pericolo per le persone che vuole proteggere, ma per la prima volta il dito sul grilletto non si è mosso con la stessa leggerezza... ha capito, finalmente ha capito quello che Vash ha sempre cercato di dirgli, questa volta non premerà il grilleto, non spegnerà un'altra vita. Proprio quando sembra ormai tutto finito, Chapel, imbraccia nuovamente l'arma in maniera innaturale e la punta verso Nicholas che si volta e punta a sua volta il Cross Punisher verso il suo maestro. Il rumore degli spari e nulla più. Vash già tornato, fermo a riflettere appoggiato alla macchina,
vede arrivare il reverendo, visibilmente malandato: "Hei che
ti prende?" chiede il reverendo "Ancora una volta non
sono riuscito a salvare tutti." "Non sei infallibile Vash, può
capitarti di sbagliare una volta o due... alla prossima ti andrà
meglio vedrai." "L'uomo che cerchi si trova a Dimitri." queste le ultime parole del reverendo prima di allontanarsi da Vash senza lasciargli possibilità di replica; le ultime parole prima di dirigersi verso la chiesa della cittadina dove trascorrerà gli ultimi attimi della sua vita. |
|
| Le parole in questa puntata colpiscono come pallottole,
non un dialogo tra i personaggi è privo di quella tensione che
si respira per tutto l'episodio. Cominciando dal monologo iniziale in
cui è riassunta molta dell'essenza del revererendo chiudendo il
cerchio proprio col l'altro monologo dello stesso Nicholas con cui il
personaggio si congeda definitivamente. |
||
|
|
||
| |
||
La voce stupenda che per tutta la puntata ci
emoziona e ci commuove è ovviamente quella di Massimo DeAmbrosis,
il doppiatore italiano del reverendo Nicholas D. Wolfwood. |
||
|
|
I file sono in formato Real
Media© Per poterli ascoltare è necessario avere installato il Real One Player™ |
|
In conclusione devo dire che per me Paradise
rimane uno dei migliori episodi di tutta la serie (e ben pochi altri anime
possono vantare puntate dello stesso livello) se non addirittura il migliore.
Ciò che mi ha colpito la prima volta che lo vidi e continua a farlo
ogni volta che lo rivedo è come ogni atteggiamento, ogni espressione
di questa puntata sia curato e così naturale nella sua bellezza
e comunicatività, da essere incredibilmente reale. Nessuno sguardo,
nessuna parola, nulla in questa puntata è lasciato al caso: che
dire anche di quell'attimo in cui Vash, in preda ai dubbi, si "raggomitola"
sotto le coperte? Insomma, i dialoghi, le musiche, la regia, Paradise
eccelle sotto tutti i punti di vista, e proprio perchè dimostra
una qualità corale in tutte le sue sfacettature è difficile
trovarne un punto debole. |
||
"Hei, che ti prende?" |
![]() |
|
Parole che purtroppo Vash capirà in seguito, benchè anche Rem a suo modo gliele avesse sempre ripetute, solo quando sarà Meryl a dimostrargliele con i fatti. |
||
Beh, a questo punto direi che sia giunto il momento di spegnere questo grosso "riflettore" che per un pò ho tenuto fieramente puntato su questo episodio dell'Anime. Come al solito, prima di salutarvi, i ringraziamenti, che questa volta vanno a Ka (che prima o poi mi presenterà il conto dell'analista consultato inseguito al continuo stress per le mie richieste di consigli) e a Spike (che ringrazio per i preziosi consigli su i real media).
|
||
|
||