Stairway to Heanven - Speciale Episodio #23 * Paradise

 

 

 

 

"La prima volta che ho preso in mano una pistola avevo 7 anni, fu anche la prima volta che ho sparato. Ricordo che il grilletto mi era sembrato incredibilmente leggero... fui contento, perchè quell'essere spregevole che diceva di essere mio genitore con un colpo solo aveva smesso per sempre di tormentarmi; era stato davvero facile, e a quel punto divenni libero..."

Con queste parole pronunciate dal reverendo Nicholas D. Wolfwood si apre l'episodio #23 di Trigun, l'episodio intitolato
"Paradise", uno degli episodio più belli che questa serie abbia, inevitabilmente uno dei più toccanti. Sicuramente chi
si sarà appassionato a Trigun avrà riconosciuto in lui un momento chiave delle vicende legate a Vash e a tutta la
sua storia, ma Paradise non è solo questo, l'episodio #23 è anche e soprattuto il commovente ritratto di un
uomo, in esso vi è raccontata l'essenza del revendo, i suoi ideali, le sue paure, le sue scelte.

 
La storia
 

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La puntata si apre con un flash-back in cui rivediamo attimi dell'infanzia del reverendo, il momento in cui per la prima volta imbraccia un arma. Immediatamente dopo l'uccisione del suo genitore il piccolo Wolfwood è al cospetto di una persona all'apparenza "importante" accompagnata da colui che sarà il mentore del reverendo, il Gung Ho Gun Chapel "The Evergreen".

Tornati al tempo attuale, Vash è in piedi, immobile davanti alla scritta di sangue che riporta il nome del fratello, sconcertato per quale crudeltà Knives possa raggiungere, ma soprattutto sbigottito per il corso degli eventi che fino a questo momento ha vissuto, troppe morti, troppe sofferenze si sono susseguite rapidamente negli ultimi tempi.

Wolfwood è intento a riparare la sua moto quando una strana sensazone lo pervade; è il sopraggiungere di Chapel, la persona che per lungo tempo gli ha fatto da maestro e che è al servizio di Knives, venutogli a comunicare il cambiamento dei suoi ordini: Vash deve morire per la sua stessa mano.

Terminata la discussione con Chapel il reverendo raggiungendo il suo alloggio incrocia Vash, ancora fermo dinnanzi alla scritta, pensieroso, preoccupato, quasi spaesato. I due non si parlano neanche.

Nell'appartamento, mentre Milly, arrivata con dei sandwich prepara il caffè il reverendo è seduto di fronte ad un posacenere traboccante mozziconi di sigaretta spenti.
"Perchè non dici niente?" le chiede improvvisamente lui, "Su cosa?" lei ribatte, "Sul fatto che ho ucciso quel bambino!". Milly assume una espressione che mai ha avuto e la sua voce diventa improvvisamente triste e cupa: "Non è facile, quello che avete detto voi è giusto... Ma lo è anche quello che ha detto il signor Vash... a me non piace che la gente muoia però..." "Tu al mio posto cosa avresti fatto?" "Non so che dire...".
E così, in preda ai dubbi e ai rimorsi, Wolfwood chiede a Milly di fermarsi per la notte.

Passata la notte quasi in bianco, Vash, alle prime luci dell'alba esce per allontanarsi dalla cittadina e proseguire per il suo viaggio da solo, con sua sopresa però trova Nicholas ad aspettarlo il quale sfida ad un duello all'ultimo sangue.
Una pallottola... solo il Cross Punisher ha impedito a Vash di essere colpito. quello che ha sparato, è Cain The Longshot, "Te lo lascio, è un cecchino, ma uno come te non ci metterà molto a stanarlo...", mentre questa volta l'avversario di Nicholas sarà il secondo Gung Ho Guns venuto, Chapel The Evergreen.

Si susseguono frenetiche scene di combattimento ma, mentre Vash non trova grosse difficoltà ad individuare e fermare Cain (il quale però, una volta sconfitto si uccide) Nicholas è ben più impegnato dal suo vecchio maestro. Il combattimento va avanti a colpi di mitra e missili fino a quando Nicholas, in uno scontro faccia a faccia non riesce ad avere la meglio sul suo maestro.

Ora è lì, nella stessa situazione in cui si è trovato mille altre volte, davanti ad un individuo che rappresenta un enorme pericolo per le persone che vuole proteggere, ma per la prima volta il dito sul grilletto non si è mosso con la stessa leggerezza... ha capito, finalmente ha capito quello che Vash ha sempre cercato di dirgli, questa volta non premerà il grilleto, non spegnerà un'altra vita. Proprio quando sembra ormai tutto finito, Chapel, imbraccia nuovamente l'arma in maniera innaturale e la punta verso Nicholas che si volta e punta a sua volta il Cross Punisher verso il suo maestro. Il rumore degli spari e nulla più.

Vash già tornato, fermo a riflettere appoggiato alla macchina, vede arrivare il reverendo, visibilmente malandato: "Hei che ti prende?" chiede il reverendo "Ancora una volta non sono riuscito a salvare tutti." "Non sei infallibile Vash, può capitarti di sbagliare una volta o due... alla prossima ti andrà meglio vedrai."
"Non posso lasciar correre così facilmente." "Soffri allora" Nicholas sorride "Anche questo può essere un modo di vivere per un uomo".

"L'uomo che cerchi si trova a Dimitri." queste le ultime parole del reverendo prima di allontanarsi da Vash senza lasciargli possibilità di replica; le ultime parole prima di dirigersi verso la chiesa della cittadina dove trascorrerà gli ultimi attimi della sua vita.

     
Le parole
 

Le parole in questa puntata colpiscono come pallottole, non un dialogo tra i personaggi è privo di quella tensione che si respira per tutto l'episodio. Cominciando dal monologo iniziale in cui è riassunta molta dell'essenza del revererendo chiudendo il cerchio proprio col l'altro monologo dello stesso Nicholas con cui il personaggio si congeda definitivamente.
Credo che non ci siano altre parole adeguate a descrivere lo stato d'animo che suscita la visione di questa puntata se non quelle dei dialoghi stessi, tentare di descriverli "a freddo" risulterebbe tanto inutile quanto non renderebbe assolutamente giustizia all'opera.
Quindi... beh... per cominciare eccovi prorprio le trascrizioni dei due monologhi del reverendo:
 

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"La prima volta che ho preso in mano una pistola avevo 7 anni, fu anche la prima volta che ho sparato. Ricordo che il grilletto mi era sembrato incredibilmente leggero... fui contento, perchè quell'essere spregevole che diceva di essere mio genitore con un colpo solo aveva smesso per sempre di tormentarmi; era stato davvero facile, e a quel punto divenni libero.
Domani qualcosa cambiera mi dicevo, domani... invece le cose peggiorano sempre; tutto finisce sempre per sprofondare maggiormente nell'abisso, è come essere imprgionato nelle sabbie mobili.

La vita pone un'incessante serie di domande, tutte ugualmente complicate e spesso dalle imlicazioni disumane, e come se non bastasse abbiamo un tempo limitato per trovare le risposte, allora ci perdiamo dietro ai sogni senza agire mai, oppure scegliamo sul momento, sconsideratamente, ma noi non siamo dei, non siamo onnipotenti, per questo a volte siamo costretti a diventare demoni.

Non bisognerebbe mai aspettarsi che gli altri siano come noi, ragionino come noi, provino quello che noi proviamo.
Quando ho cominciato ad aiutare gli orfani ho sfidato me stesso, è allora che ho deciso che le mie azioni avrebbero dovuto rivolgersi al mio prossimo. Così ho dato e ottenuto un pò di felicità... forse... perchè in fondo, sapete, lo penso davvero, questo pianeta è l'inferno, noi quì siamo all'inferno."

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"E' permesso? Mi fermo solo un momento.
...
Sai, nonostante faccia il predicatore non mi ero mai confessato prima d'ora; io ho sempre pensato che in tempi come questi il mio primo dovere fosse proteggere i bambini e che questa fosse l'unica cosa giusta da fare, nient'altro vale quanto loro mi dicevo, e in nome di quest'idea ho stroncato molte vite, e alla fine, è diventato un crimine troppo pesante, un peso impossibile da sostenere.
Però, oggi credo che avrei potuto farcela, se ora ne avessi la possiblità ci riuscirei, di modi per non fare morire nessuno in fondo ce ne sono tanti se uno ci pensa, chissà perchè non l'ho capito subito...
E' davvero buona...

Se fumi farai male al nostro bambino caro.

Mi spiace dolcezza.
Signore, se dovessi rinascere, nella prossima vita mi piacerebbe finire in un posto un pò più vivibile, un posto in cui si susseguano giorni tranquilli, un posto dovenessuno rubi e nessuno uccida, una specie di paradiso... E in quel luogo io potrei vivere conloro... e con lei.
No, non voglio morire, ci sono ancora moltissime cose che vorrei fare, io voglio restare ancora un pò con loro. Perchè non posso?
Tu pensi che non me lo meriti, non è così Sginore? Io sono troppo sfrontato a chiderti di perdonare uno come me, e tu non sei abbastanza misericordioso."

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Clicca quì per leggere l'adattamento dei dialoghi nella versione Americana

 

La voce

 

La voce stupenda che per tutta la puntata ci emoziona e ci commuove è ovviamente quella di Massimo DeAmbrosis, il doppiatore italiano del reverendo Nicholas D. Wolfwood.
Come continuerò a ribadire fino alla fine, una grossa fetta del successo che Trigun (come molti altri anime) ha avuto è dovuto alla estrema bravura e professionalità dei nostri doppiatori e i dialoghi di questa puntata ne sono un fiero esempio. Così ecco quà la possibilità di rivivere i due momenti in cui Wolfwood più ci commuove: quando parla di sè in apertura di puntata e quando arriva nella chiesa dopo lo scontro con Chapel; potete ascoltare inoltre anche la versione originale di questi due monologhi recitati dal doppiatore Shou Hayami.

 

 

I file sono in formato Real Media©
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In conclusione devo dire che per me Paradise rimane uno dei migliori episodi di tutta la serie (e ben pochi altri anime possono vantare puntate dello stesso livello) se non addirittura il migliore. Ciò che mi ha colpito la prima volta che lo vidi e continua a farlo ogni volta che lo rivedo è come ogni atteggiamento, ogni espressione di questa puntata sia curato e così naturale nella sua bellezza e comunicatività, da essere incredibilmente reale. Nessuno sguardo, nessuna parola, nulla in questa puntata è lasciato al caso: che dire anche di quell'attimo in cui Vash, in preda ai dubbi, si "raggomitola" sotto le coperte? Insomma, i dialoghi, le musiche, la regia, Paradise eccelle sotto tutti i punti di vista, e proprio perchè dimostra una qualità corale in tutte le sue sfacettature è difficile trovarne un punto debole.
Al di là della sua bellezza e del suo fascino questo episodio rappresenta inoltre la conclusione di molti dei discorsi aperti durante la narrazione come la forza nel cercare di salvare tutti, il valore dei compromessi, la redenzione e, non ultimo, "il rialzarsi dopo un brutta caduta"; Wolfwood matura sotto tutti questi punti di vista e da un grosso aiuto a Vash nel finale, quando lo incontra ancora in preda ai rimorsi:

"Hei, che ti prende?"
"Ancora una volta non sono riuscito a salvare tutti."

"Non sei infallibile Vash, può capitarti di sbagliare una volta o due. Alla prossima ti andrà meglio vedrai!"
"Non posso lasciar correre così facilmente."
"Soffri allora... Anche questo può essere un modo di vivere per un uomo."

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Parole che purtroppo Vash capirà in seguito, benchè anche Rem a suo modo gliele avesse sempre ripetute, solo quando sarà Meryl a dimostrargliele con i fatti.

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Beh, a questo punto direi che sia giunto il momento di spegnere questo grosso "riflettore" che per un pò ho tenuto fieramente puntato su questo episodio dell'Anime. Come al solito, prima di salutarvi, i ringraziamenti, che questa volta vanno a Ka (che prima o poi mi presenterà il conto dell'analista consultato inseguito al continuo stress per le mie richieste di consigli) e a Spike (che ringrazio per i preziosi consigli su i real media).

 

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